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Ebook Il rogo di Berlino by Helga Schneider read! Book Title: Il rogo di Berlino
The author of the book: Helga Schneider
Language: English
Format files: PDF
The size of the: 1.68 MB
Edition: Adelphi
Date of issue: 1998
ISBN: 8845913473
ISBN 13: 9788845913471

Read full description of the books Il rogo di Berlino:

Non si può recensire “Il rogo di Berlino” di Helga Schneider. Recensire un libro significa fondamentalmente giudicarne la storia, analizzare ciò che succede, darne un giudizio. Come si fa, dunque, a recensire una storia vera? È inutile dire che l’intreccio è poco originale, noioso, o al contrario interessante: le cose sono andate proprio così. Non è giusto dare un giudizio su questa o quella decisione dei personaggi: è una scelta vera, compiuta per davvero, che è irrispettoso e sbagliato giudicare.
Recensire una storia vera significa recensire l’esistenza di una persona – di più persone – e non ho intenzione di farlo. Non voglio parlare del romanzo a livello tecnico, non voglio giudicare il modo di esprimersi e di raccontare di Helga – scrivere di sé è così intimo, così diverso dallo scrivere racconti o romanzi, che commentare la scelta di far emergere una determinata emozione, di concentrarsi su un certo episodio, mi sembrerebbe sterile e superficiale – né tantomeno voglio dare un giudizio sui personaggi e le loro vicende.
Voglio però parlare di come ho vissuto “Il rogo di Berlino”. Di come l’ho vissuto io, in modo del tutto soggettivo. Ho iniziato a leggerlo con scarso entusiasmo: le edizioni Adelphi di solito trascinano dietro di sé quella patina da lettura impegnata, e nel periodo in cui ho cominciato a leggere il libro della Schneider non avevo affatto voglia di letture impegnate. Ho iniziato a leggerlo una notte alle due e una notte alle due l’ho terminato, con gli occhi e il cuore pesanti. C’è voluto poco perché “Il rogo di Berlino” mi prendesse come un libro non mi prendeva da settimane: dopo i primi capitoli ho cominciato a provare per Helga un’empatia incredibile, accentuata dal fatto di sapere che era una storia vera, che era tutto vero. Ho detestato la matrigna, ho provato il desiderio di tirare due ceffoni a Peter e un profondo affetto per Opa. Ho condiviso la paura di Helga nella cantina, ho letto col fiato sospeso le pagine sui soldati russi e sui bombardamenti, ho provato un senso di nausea nel bunker di Hitler.
Perché questo è un libro che, volente o nolente, non lascia passivi. Non si lascia leggere e basta. Osserva la cosa più atroce del mondo con il mezzo più limpido del mondo: osserva la guerra con gli occhi di una bambina. E negli occhi dei bambini tutto si amplifica: l’orrore dei bombardamenti, l’ingiustizia di una punizione, l’affetto di un nonno che non è neppure un nonno vero e proprio. Ed è tutto vero. Gli occhi di Helga sono gli occhi di una bambina tedesca: tedesca, in un mondo in cui “tedesco” implicava solo colpevolezza e cattiveria. “Il rogo di Berlino” ribalta questa concezione, ancora troppo radicata: al di là di ideologie e politica, in quella cantina, accanto a Helga e a Opa e a Peter, c’è solo tanta paura. È una storia vera che mostra la Storia vera, quella fatta di gente normale con vite normali che vengono stravolte senza tanti complimenti. Gli occhi di Helga analizzano tutto: i legami tra le persone, le parole, l’orrore, la tenerezza, lo sconcerto, il disgusto, la speranza, la rabbia, il dubbio, i se, la meraviglia. E tutto amplificano.
Non si può recensire “Il rogo di Berlino” perché è una storia vera. Ma proprio perché è una storia vera riesce a coinvolgere e a sconvolgere come pochi romanzi sono in grado di fare.


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Ebook Il rogo di Berlino read Online! Nasce nel 1937 in Slesia (territorio tedesco che dopo la seconda guerra mondiale sarà assegnato alla Polonia). Nel 1941 Helga e suo fratello Peter, rispettivamente di 4 anni e 19 mesi, con il padre già al fronte, vengono abbandonati a Berlino dalla madre, che arruolatasi come ausiliaria nelle SS diverrà guardiana al campo femminile di Ravensbruck e successivamente di Auschwitz-Bierkenau.
Helga e Peter vengono accolti nella lussuosa villa della sorella del padre, zia Margarete (dopo la guerra morirà per suicidio), in attesa che la nonna paterna arrivi dalla Polonia per occuparsi dei nipoti. La donna accudisce i bambini per circa un anno nell'appartamento situato a Berlin-Niederschönhausen (Pankow), dove i piccoli avevano vissuto in precedenza con i genitori.
Durante una licenza dal fronte, il padre conosce una giovane berlinese, Ursula, e nel 1942 decide di sposarla. Ma la matrigna accetta solo il piccolo Peter e fa internare Helga prima in un istituto di correzione per bambini difficili, e poi in un collegio per ragazzi indesiderati dalle famiglie, o provenienti da nuclei familiari falliti.
Dal collegio, che si trova a Oranienburg-Eden, presso Berlino, nell'autunno del 1944 la zia acquisita Hilde (sorella della matrigna), riconduce Helga in una Berlino ormai ridotta a un cumulo di rovine e macerie. Dagli ultimi mesi del 1944 fino alla fine della guerra, Helga e la sua famiglia sono costretti a vivere in una cantina a causa dei continui bombardamenti effettuati dagli inglesi e dagli americani, patendo il freddo e la fame.
Nel dicembre del 1944 Helga e suo fratello Peter, grazie alla zia Hilde collaboratrice nell'ufficio di propaganda del ministro Joseph Goebbels, vengono scelti, insieme a molti altri bambini berlinesi, per essere "i piccoli ospiti del Führer", null'altro che un'operazione propagandistica escogitata da Goebbels, che li porterà nel famoso bunker del Führer dove incontreranno Adolf Hitler in persona, descritto dalla scrittrice come un uomo vecchio, dal passo strascicato, con la faccia piena di rughe e la stretta di mano molle e sudaticcia.
Nel 1948 Helga e famiglia rimpatriano in Austria stabilendosi in un primo momento ad Attersee, accolti dai nonni paterni. Dal 1963 Helga vive in Italia dove ha pubblicato molti libri.
Nel 1971 venuta a sapere dell'esistenza ancora in vita della madre che l'aveva abbandonata sente il desiderio di andarla a visitare a Vienna dove la donna vive. Scoprirà che la madre, dopo 30 anni, non ha rinnegato nulla del suo passato, di cui conserva orgogliosamente come caro ricordo la divisa di SS che vorrebbe che Helga indossasse e alla quale vuole regalare gioielli, di dubbia provenienza. Stravolta da quell'incontro tuttavia Helga vorrà, con non diversi risultati, tornare a trovare la madre nel 1998. Da questo secondo incontro negativo e traumatico a causa della fede irriducibile della madre nell'ideologia nazista nasce il libro Lasciami andare, madre, uscito in Italia nel 2001.


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